George Dunlop Leslie nacque in una famiglia di artisti.. Studiò disegno alla Art Academy di Henry Sass e successivamente, dal 1854, arte e pittura presso la Royal Academy, dove tenne la sua prima mostra nel 1859, per continuare negli anni successivi. Divenne membro associato nel 1968 e completò il suo percorso divenendo accademico nel 1876. Visse inizialmente al St. John's Wood (Londra), e faceva parte del St. John's Wood Clique, un gruppo di artisti che prediligeva la pittura di genere. Le sue prime opere evidenziano la forte influenza esercitata su di lui dalla Confraternita dei Preraffaelliti, ma nella sua pittura emerse uno stile più vicino alla cultura inglese. Si propose di mostrare le immagini e gli aspetti più genuini della cultura familiare e quotidiana della gente inglese. Ha spesso usato i bambini come soggetti e il suo lavoro è stato elogiato dal celebrato critico d'arte John Ruskin per la sua rappresentazione della "dolce qualità della adolescenza inglese"Leslie fu anche scrittore e pubblicò diversi libri, tra cui Our river (1888), Letters to Marco ([1893]) and Riverside letters (1896) che illustrò con disegni in bianco e nero, e osservazioni sulla vita e la natura dei luoghi a lui vicini. Ha scritto anche una storia sui primi anni passati alla Royal Academy: "The inner life of the Royal Academy" (La vita interiore della Royal Academy).
domenica 1 aprile 2018
Eugenio Zampighi (1859 – 1944)
Pittore e fotografo italiano, Eugenio Zampighi, nato a Modena, si iscrive giovanissimo all'Accademia di Belle Arti di Modena. Ottenuto il premio di pittura Poletti, nel 1880, ha l'opportunità di proseguire i suoi studi prima a Roma e, in seguito, a Firenze dove si trasferisce definitivamente nel 1884. Nel corso degli anni ottanta inaugura un repertorio di scene di genere che gli garantisce una straordinaria fortuna di mercato e il favore della committenza internazionale. A partire dalle immagini fotografiche, l'artista ricrea un'immagine gioiosa e idilliaca del mondo rurale italiano, priva di qualunque accento di denuncia sociale, ma apprezzata dai turisti stranieri al tal punto da sollecitare la produzione seriale degli stessi fortunati stereotipi ancora nei primi decenni del Novecento.
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